Articolo/intervista sulle officine abso
Riportiamo l’articolo/intervista di Antonella Carlo, giovane giornalista di Chiaia magazine, apparso sul numero di febbraio.
Spazio alla creatività nelle «Officine Abso»
di Antonella Carlo per Chiaia magazine
Absolute e absorption. È l’assoluta fantasia dell’arte, l’assorbimento magico che ti porta a riconoscerti e confonderti nei colori di un quadro, nella ruvidezza di una scultura, nelle immagini di un video. Ma è anche l’acronimo dei cognomi di Marco Abbamondi ed Attilio Sommella: nasce «Abso», officina ed associazione
culturale, spazio espositivo e luogo d’incontro e dibattito. A Salita Betlemme, alle spalle di via dei Mille, i due giovani artisti partenopei hanno inaugurato il loro laboratorio, mettendo a frutto, in questo modo, le importanti esperienze degli ultimi anni: la partecipazione alle mostre fiorentine al Palagio di Parte Guelfa ed a Palazzo Coveri, così come alle rassegne ischitane alla Colombaia di Forio. Partiti da formazioni differenti, da tempo Abbamondi e Sommella hanno applicato, alla lettera, il detto «l’unione fa la forza».
Forza creativa, perché un costruttore di plastici ed un grafico si sono dati la mano per immaginare particolari opere ed installazioni; forza intellettuale ed organizzativa, nel trasformare una struttura nel cuore di Chiaia in un vero e proprio laboratorio on the road. Sono proprio Abbamondi e Sommella, perciò, a chiarire i presupposti concettuali su cui si basa la loro politica culturale: «Qui, nei locali di “Abso”, può venire chiunque, portando idee, sogni, emozioni. Abbiamo costruito uno spazio a porte aperte e ne siamo fieri: possiamo essere maestri ed insegnare quanto abbiamo imparato, ma, nello stesso tempo, siamo anche allievi, pronti ad accettare contributi ed idee. La nostra più grande prospettiva è che quest’officina si riveli un crocevia di diverse esperienze: a Napoli ci sono talenti ed energie da non sprecare nell’ossequio di un’esterofilia ad ogni costo».
Chi entrerà nelle stanze di Abso ne troverà, letteralmente, di tutti i colori: dal giallo, rosso e marrone dei quadri che rappresentano i volti di Alain Delon, Sophia Loren e Maria Callas, agli schizzi che puntellano la grande parete del laboratorio. La sabbia vulcanica di Stromboli, nella sala successiva, si rimescola alla tela ed al legno, mentre immagini ischitane riportano un castello aragonese gioioso, e deforme. Un po’ più avanti, invece, un divano beige, di fronte al banco del bar, aspetta gli artisti e gli ospiti, per un dibattito informale dopo l’attività dell’officina. «Abbiamo costruito una struttura ben organizzata, in cui si avesse libertà di movimento, possibilità di spostarsi da un settore all’altro, riprendendo, in modo estemporaneo, il circolo creativo - continuano Abbamondi e Sommella - è stato difficile, ma ora la sfida è lanciata e siamo contenti di lottare».

